Benvenuti nel nostro sito

Dal 1947 la Famiglia Soana gestisce in Corso Magenta 1, nel centro dell’antica Milano romana, una classica drogheria che, nel tempo, si è adeguata alle richieste sempre più esigenti dei consumatori, mantenendo però la tradizione.
L’aspetto appassionante di questo lavoro è basato sulla continua ricerca di prodotti di qualità e, soprattutto, sull’orientamento verso quei produttori e fornitori che garantiscono le materie prime, migliori e sicure per il consumatore.
In un mondo del commercio in continua evoluzione, dove la tendenza è l’omologazione del gusto, la Drogheria Soana si contrappone da sempre con un’offerta diversificata: il cliente può essere protagonista delle sue scelte senza essere considerato solo “un numero”.

I NOSTRI PRODOTTI

TUTTI I Tè

Tè NERI CLASSICI IN FOGLIE

Tè VERDI CLASSICI IN FOGLIE

Tè SEMIFERMENTATI IN FOGLIE

Tè NERI AROMATIZZATI IN FOGLIE

Tè VERDI AROMATIZZATI IN FOGLIE

Tè BIANCO IN FOGLIE

INFUSI IN FOGLIE

Tè CONFEZIONATI

Il tè è una delle bevande più popolari e utilizzate al mondo, ma non tutti lo conoscono a fondo. Anche perché dietro alla comune infusione di tutti i giorni, dietro le scatole in bella mostra sugli scaffali dei negozi, si nasconde una storia affascinante, patrimonio radicato nel tessuto culturale e sociale di molti paesi.
Molteplici sono le storie che danno voce alle origini del tè, ma a noi piace ricordare la leggenda indiana che racconta di un santone buddista, Bodhidharma, vissuto prima dell’era cristiana, che decise di rimanere sveglio per 7 anni in contemplazione del Buddha; tuttavia all’inizio del quinto anno, colto da un attacco di sonno, per evitare di soccombere si aggrappò ad un cespuglio e alcune foglioline gli rimasero nelle mani: la sonnolenza sparì ed egli riuscì a completare la sua veglia. La stessa leggenda in Giappone esiste con una variante: Bodhidharma per rimanere sveglio si strappa le palpebre, le getta a terra e queste si trasformano in due rigogliosi cespugli, le prime piante di tè.
I cinesi furono i primi ad utilizzare il tè come bevanda e da questo paese trae le sue origini il nome botanico del tè, camellia sinensis. Ancora più certa è la notizia che la coltivazione del tè cominciò, sempre in Cina, non prima del IV° o V° secolo d.C. Esistono, tuttavia, altre due tipi di camelie, la assamica e la giaponica: la prima prende il nome dall’Assam, regione indiana al nord est dell’India al confine con la Cina, dove furono scoperte le piante selvatiche che crescevano spontaneamente nella foresta; la seconda, la giaponica, è di derivazione cinese, in quanto fu portata in Giappone da un monaco buddista prima dell’anno 1000 e che fu subito gradita alla popolazione che cominciò a coltivarla.
Fatta questa premessa, riteniamo di dare delle informazioni sui principali tipi di tè esistenti. I più rinomati provengono da questi cinque paesi: Cina, India, Ceylon, Giappone e Formosa.
Abbiamo, inoltre, nel nostro negozio, tè di molte altre provenienze e svariati tè verdi e neri aromatizzati.

TUTTE LE MARMELLATE

MARMELLATA

GELATINA

CONFETTURA

SENZA ZUCCHERI AGGIUNTI

Riuscire a catturare i profumi, i colori, i sapori della frutta matura e conservarli oltre la breve stagione della loro freschezza: questa aspirazione fa parte dell’istintivo desiderio di trattenere quanto è prezioso, di non disperdere ciò che la natura generosamente offre nel suo giardino di delizie. Perciò marmellate e confetture sono cibi antichissimi: dalle zuccherine squisitezze arabe che mandarono in estasi i crociati in terra d’oriente alle sontuose confetture che erano di rigore negli spettacolari banchetti delle corti rinascimentali; dal trionfo dell’arte confetturiera in Francia alla grande tradizione inglese fino alla moderna industria conserviera, che ha portato sulla tavola della prima colazione e della merenda una variegata gamma di dolcezze pronte, la storia di queste preparazioni è ricchissima e sorprendente. La parola marmellata deriva dal portoghese “marmelo” (cotogna) a sua volta derivato dal latino “melimelum”, cioè mela dolce. Già fu usata nel nostro cinquecento, seppure raramente; si preferiva allora la dizione confettura o confezione. In Inghilterra, invece, con “marmelade” fin dai tempi della Regina Elisabetta, venivano chiamate tutte le conserve dolci, anche per la quasi costante presenza di cotogne nelle preparazioni. In francese si trova marmelade, ma anche già usato il termine “confiture” che, come il nostro confetture, deriva dal verbo confettare che anticamente significava preparare una confezione alimentare destinata alla conservazione. Elemento determinante in queste preparazioni era la base dolce, miele o zucchero, e con il prevalere di quest’ ultimo, la stessa azione di confetture significò l’operazione di rivestire, con uno strato di zucchero, frutta o altri prodotti alimentari. Oggi usiamo la dizione marmellata più spesso e più volentieri di confettura: è parola famigliare, onomatopeica anche, per via di quella doppia elle che la rende dolce. In realtà, come dicono i libri, si dovrebbero chiamare marmellate solo le conserve di frutta addizionate di zucchero e preparate con la polpa della frutta passata al setaccio. Se la conserva presenta pezzetti di frutta si definisce confettura, mentre la gelatina si ottiene dal solo succo di frutta. La moderna legislazione, tuttavia, definisce marmellata la composta di soli agrumi; mentre “confettura” viene chiamata quella preparazione fatta con la frutta a pezzi (che diventa “extra” quando la proporzione di frutta a pezzi è maggiore). Si definisce infine gelatina la purea di frutta. Come qualsiasi altra specialità gastronomica, confetture e marmellate risentono delle tradizioni del paese in cui sono prodotte. Le marmellate italiane sono mediamente di buona qualità, anche se a volte un po’ troppo ricche di zucchero rispetto alla frutta impiegata. Quelle francesi hanno una grande tradizione e sono spesso eccellenti. Per le marmellate inglesi, che si sono conquistate gloria e fama ovunque, bisogna distinguere i prodotti medi da quelli più fini: sono poi questi ultimi che vengono esportati e che concorrono a dare al prodotto inglese il primato in questa categoria di prodotti. Esistono quindi aziende di produzione che, pur scegliendo un livello qualitativo molto alto, sono di dimensioni contenute: utilizzano la tecnologia più avanzata, ma conservano la cura artigianale del dettaglio, l’amore per le cose ben fatte, l’orgoglio per la qualità che va salvaguardata ad ogni costo. Queste sono le aziende che interpretano la nostra filosofia di vendita e che non ci stanchiamo mai di ricercare.

Il Miele è un alimento ricco di proprietà naturali e di nutrimento. Ha un gusto speciale, secondo i fiori di cui si cibano le api che lo producono. Eccellente come dolcificante per le tisane ed i tè, per la frutta in macedonia, sul gelato, si spalma sulle biscottate o sui dolci e gli strudel, si gusta con biscotti, con le crostate, con le carni ed i formaggi soprattutto quelli forti o stagionati, tipo il Castelmagno, il Gorgonzola e lo Stilton. Ideale in ogni momento della giornata, per delicati spuntini o nutrienti prime colazioni ricche di gusto e vitamine.
Secondo alcune leggende, la pasta sarebbe stata inventata in Cina ai tempi di Marco Polo, ma è assolutamente improbabile, dato che la pasta era già nota ai Romani.
Lo testimoniano i rilievi a stucco ritrovati nelle tombe etrusche di Cerveteri risalenti al IV secolo a.C.
Molte sono le testimonianze sui presunti luoghi di origine della pasta, ma è lecito supporre che ad essa si è giunti per gradi: una volta scoperta la possibilità di ridurre a impasto il grano schiacciato con acqua, infatti, l’ ovvia conseguenza è “l’ invenzione” del pane e della pasta. In Italia, fino al 1700, tutti i formati di pasta secca erano classificati sotto il nome di “maccheroni” e ancora oggi i napoletani chiamano così anche gli spaghetti. Ne hanno tutto il diritto, poiché a loro dobbiamo questo piatto che ci rappresenta nel mondo.
Ai giorni nostri, a dispetto di volubili mode e false diete, la pasta ha assunto un’ importanza fondamentale nell’ alimentazione quotidiana: la dieta mediterranea la vuole al primo posto nella piramide alimentare.
Se la diatriba sul luogo e la data di nascita della pasta è ancora aperta, non ci sono invece dubbi su chi la sappia cucinare meglio. Per noi italiani il punto di cottura, la consistenza, la ruvidezza hanno grande importanza e lo scopriamo soprattutto quando, forse per una sorta di autolesionismo, proviamo a mangiarla all’ estero.
Ciò premesso, nel nostro negozio vendiamo pasta di varie regioni italiane e siamo sempre alla ricerca di quei produttori che perseguono la nostra filosofia, cioè quella continua ricerca della qualità delle materie prime e di una lavorazione di alto livello.
Questo per poter dare ai nostri clienti il meglio che il mercato può offrire.
A seguire l’ elenco delle aziende presenti nella Drogheria Soana e i vari formati.
A tutti “buona pasta !”.

TUTTE LE SPEZIE

ERBE AROMATICHE E SEMI

MIX DI SPEZIE

BACCHE E PEPI

PAPRIKA E PEPERONCINI

Alessandro Magno, nel IV secolo a.C., tracciò la prima via di terra verso le Indie.
Duemila anni più tardi, Cristoforo Colombo le cercò attraverso gli oceani. Nelle terre d’ Oriente vi era un bene incomparabile che, da migliaia di anni, i popoli nomadi che vivevano a oriente della Mesopotamia portavano alle civiltà del Mediterraneo: le spezie.
Per il loro profumo conturbante, per i sapori che danno ai cibi e per l’ impossibilità di acclimatarsi in altri territori sono sempre state considerate merce preziosa e misteriosa.
La via delle spezie fu contrassegnata dall’ avventura: sapore di terre lontane, mistero, distanze leggendarie, lunghi viaggi per mare, naufragi, ingordigie di mercanti, spavalderie di pirati, sprechi e vanità dei ricchi. Tutto ciò accentuato dai sapori caldi, dagli effetti per taluni afrodisiaci, che le spezie aggiungevano ai cibi, alterandone definitivamente il gusto originario.
Non di rado, infatti, l’ uso delle spezie acquistò un carattere di pura ostentazione, perdendo quindi di vista quel dosaggio sapiente e raffinato capace di nobilitare l’ alimento più povero e banale.
Dopo questa breve premessa – sull’ origine e l’ uso delle spezie – vi elenchiamo le spezie che vendiamo sfuse nel nostro negozio e delle quali controlliamo la provenienza certa e la freschezza sicura.
Inoltre, da poco, all’ elenco delle spezie abbiamo aggiunto una serie di sali particolari o speziati, il cui uso, sempre più diffuso nelle ricette di cucina, esalta maggiormente il gusto e il piacere dei cibi

TUTTI GLI OLII E ACETI

OLII EXTRAVERGINE

OLII E ACETI VARI

ACETI DI VINO

ACETI BALSAMICI

OLIO
Il leggendario albero di ulivo e l’olio ricavato dai suoi frutti hanno accompagnato la storia dell’umanità. 8000 anni fa l’ulivo veniva già coltivato in Medio Oriente e le prime coltivazioni si ebbero molto probabilmente in Siria o Creta. I Fenici in seguito diffusero questa coltivazione su tutte le coste del Mediterraneo, dell’Africa e del Sud Europa. Con i Greci le coltivazioni di ulivo divennero sempre più numerose, ma furono i Romani che provarono a coltivare in ogni territorio conquistato questi frutti polivalenti (trascurando in alcuni casi le coltivazioni esistenti dell’Italia meridionale).
In molti casi i Romani ordinarono alle popolazioni conquistate il pagamento dei tributi sotto forma di olio di oliva. Sempre i Romani riuscirono a costruire i primi strumenti per la spremitura delle olive e a perfezionare sempre di più le tecniche per conservare l’olio.
Fin dall’inizio l’ulivo e i suoi frutti sono stati presenti nella storia degli uomini sia nei riti sacri che nella vita quotidiana, l’olio infatti venne utilizzato non solo per arricchire gli alimenti ma anche nei massaggi e nella cosmetica. Nei poemi omerici l’olio era usato esclusivamente per la pulizia e l’igiene.
Gli antichi Romani classificavano l’olio di oliva in cinque qualità: “oleum ex albis ulivis” proveniente dalla spremitura delle olive verdi, “oleum viride” proveniente da olive raccolte a uno stadio piu’ avanzato di maturazione, “oleum maturum” proveniente da olive mature, “oleum caducum” proveniente da olive cadute a terra e “oleum cibarium” proveniente da olive quasi passite che era destinato all’alimentazione degli schiavi.
I numerosi utensili per la raccolta e la spremitura delle olive, rinvenuti dagli archeologi in vari scavi nell’area mediterranea, nonché diversi passaggi della Bibbia e del Corano dimostrano l’importanza storica di questo frutto dell’ulivo e del lavoro degli uomini.
Anche all’alba del terzo millennio l’olio di oliva costituisce un prodotto carico di misticismo e soprattutto un componente fondamentale della ormai famosa dieta mediterranea, una moda di cui molti esperti attestano gli aspetti benefici per la salute.
ACETO
La storia dell’aceto è antichissima. Citato ripetutamente dalla Bibbia (homez), se ne sono trovate tracce in un vaso dell’Egitto prefaraonico, vecchio di circa diecimila anni, a testimonianza del fatto che gli Egizi, così come i Babilonesi e i Persiani, lo conobbero e lo impiegarono per la conservazione dei cibi. Del resto, solo grazie all’aceto i generi alimentari potevano allora essere trasportati su lunghi percorsi. Ma l’aceto era anche, unito all’acqua, una bevanda rinfrescante, contadini e viaggiatori dell’antichità ne facevano largo uso.
Oxycrat si chiamava nella Grecia antica la bevanda più comune, la bevanda del popolo. Era un miscuglio di acqua, aceto e miele che veniva conservato nei vasi appositi (oxydes). Ippocrate, il “padre della Medicina”, il medico straordinario le cui dottrine dominarono la civiltà occidentale fino al 1700, e cioè per più di duemila anni, lo prescriveva come cura in caso di ferite, piaghe e malanni dell’apparato respiratorio.
I Romani si dissetavano con la posca, miscuglio di acqua e aceto i cui venditori, spesso popolari, erano come da noi, almeno fino a non molti anni fa, i venditori di cocco. Si diceva che la posca dava forza, il vino ebbrezza. (Posca fortem, vinum ebrium facit). Una spugna imbevuta di posca fu quella che un pretoriano porse a Gesù sulla Croce. Non quindi un atto di crudeltà, ma di pietà da parte di un umile soldato nei confronti di quello che per lui era un uomo che agonizzava sulla croce.
A tavola, ovvero sulle tavole dei loro celebri banchetti, i Romani non si facevano mai mancare l’acetabolo, ciotola piena d’aceto della capacità di un bicchiere e mezzo nella quale ogni commensale intingeva pezzetti di pane per rifarsi la bocca tra una pietanza e la successiva favorendo, nel contempo, la digestione.
A Roma, a base di aceto erano quasi tutte le ricette di Apicio, grande gastronomo epicureo del I secolo d.C.. Il suo quasi contemporaneo Columella, ci ha lasciato alcune ricette per ottenere l’aceto nelle quali è previsto l’impiego di lievito acido per favorire la fermentazione, nonché l’immersione nel vino di sbarre incandescenti e pigne di abeti ardenti capaci di purificarlo e liberarlo dai cattivi odori. I Romani avevano vari tipi di salse d’aceto, dalla più semplice fino al famoso garum, un infuocato miscuglio di elementi che l’aceto s’incaricava di amalgamare. Aceto si utilizzava anche per condire le acetarie, insalate miste di carne e verdure o solo verdure che venivano servite come intervallo tra una serie di portate e l’altra. E con un sistema che noi oggi chiamiamo “marinatura”, i Romani impiegavano aceto per conservare i pesci fritti. Per Plinio il Vecchio, che nella sua Naturalis Historia lo consiglia per i malanni più disparati, l’aceto aggiunge gusto e piacere alla vita.
Ai Legionari romani l’aceto non mancava mai. Ne facevano ampio uso a cominciare dal moretum, insalata a base di aglio, cipolla, ruta, formaggio di capra e coriandolo, condita con olio e aceto e loro pasto abituale prima della battaglia.
Durante le campagne militari l’aceto era utilizzato dai Legionari come bevanda dissetante diluito con l’acqua e, nella pulizia del corpo, sia per prevenire sia per curare gli effetti dei disagi derivanti dalla vita del campo e dalle ferite non gravi.
Annibale Barca, il famoso generale cartaginese (247-183 a. C.), nel decisivo duello tra Cartagine e Roma, per evitare il mare dove Roma dominava, valicò le Alpi al Piccolo San Bernardo con fanti, cavalieri ed elefanti. Ciò è arcinoto. Meno noto è come le valicò. I passaggi erano stretti e tortuosi, impraticabili per gli enormi elefanti. Allora Annibale fece accatastare grandi rami fra le rocce che ostruivano il percorso per darli alle fiamme. Sulle rocce così arroventate fece quindi versare dell’aceto per renderle morbide e friabili e in questo modo consentire ai soldati di romperle aprendo il passaggio alle truppe e agli animali.

TUTTI I DOLCI

TAVOLETTE E CIOCCOLATINI

CREME E DOLCIUMI

ZUCCHERI E DOLCIFICANTI

Da sempre nel nostro negozio vendiamo cioccolato in tavoletta, cioccolatini e cacao. Per questa ragione, prima di evidenziare le marche di cioccolato trattate, ci sembra opportuno descrivere come si arriva al prodotto base.
La pianta del cacao esiste da diverse migliaia di anni e ha sempre trovato dimora nelle foreste pluviali del nostro pianeta. Il database del germoplasta internazionale del cacao comprende oltre 14.000 cloni di cacao. I tre principali tipi di cacao sono Criollo, Forastero e Trinitario, da cui derivano moltissime sottospecie, secondo la regione o lo stato in cui sono coltivati.
Il tipo di cacao Criollo è il più pregiato al mondo, la cui quantità annuale con purezza superiore al 90% è una minima parte rispetto alla totalità dell’intero raccolto.
Il cacao è un albero tropicale il cui habitat naturale risiede nello strato inferiore della foresta pluviale.
Tutte le specie di cacao crescono nelle regioni in cui le piogge sono intense, la temperatura e l’umidità sono alte e l’ombra è fitta.
La pianta cresce verticalmente raggiungendo un’altezza di 2 metri. Poi i rami si estendono orizzontalmente, formando un tetto. L’altezza normale della pianta è compresa tra i 3 e i 6 metri. Quanto il cacao ha raggiunto circa 2 – 3 anni di età è capace di produrre fiori. L’impollinazione è svolta da moscerini che si riproducono nella vegetazione in via di decomposizione.
Il cacao fruttifica a ciclo continuo e fornisce due raccolti prima e dopo la stagione delle piogge.
Ogni frutto impiega circa sei mesi per giungere a maturazione. A questo punto, i coltivatori raccolgono i frutti maturi e li aprono per prelevarne il grappolo di fave avvolte da una polpa zuccherina.
Le fave sono messe a fermentare in contenitori al riparo della luce. È durante la fermentazione che si sviluppano i precursori degli aromi.
Gli zuccheri, l’aria e il basso ph producono lieviti che, a loro volta, si trasformano in alcool e biossido di carbonio. Tutte queste componenti fanno salire la temperatura fino a 50°. La fermentazione dura dai 4 ai 7/8 giorni. Fatto ciò le fave vengono essiccate al sole o artificialmente per terminare le reazioni della fermentazione. Ora le fave di cacao vengono confezionate e inviate nei mercati di vendita.
Nella ricerca del materiale per descrivere come si arriva al prodotto cacao ci siamo imbattuti in alcune considerazioni che condividiamo per intero e qui riportiamo integralmente: “L’omologazione del gusto significa omologazione dell’uomo e omologazione della natura. Battersi per impedire l’estinzione delle varietà di cacao (e non solo) e del loro habitat naturale, la foresta pluviale, significa battersi per la dignità dell’uomo e per la sua capacità di percorrere scelte (Domori)”.

ENOTECA

PAGINA VUOTA

LIGURIA

PIEMONTE

TOSCANA

VENETO

ABRUZZO

EMILIA ROMAGNA

LOMBARDIA

PUGLIA

TRENTINO ALTO ADIGE

SPUMANTE

PAGINA VUOTA

FRIULI VENEZIA GIULIA

PAGINA VUOTA

SARDEGNA

UMBRIA

CHAMPAGNE

PAGINA VUOTA

PAGINA VUOTA

PAGINA VUOTA

SICILIA

PAGINA VUOTA

VINI ESTERI

BREVE STORIA DEL VINO
La storia del vino è un po’ la storia stessa dell’umanità. Risulta quindi difficile tracciarne con precisione il corso: ogni civiltà, ogni impero, ogni vicenda politica e di potere ha avuto le proprie storie di vino, più o meno legate agli eventi stessi che hanno delineato il corso della storia.
Non pretendiamo con queste poche righe di aggiungere qualcosa a quanto già scritto o detto da illustri esperti di tutto il mondo. E’ nostro intento soltanto presentare in modo semplice e sintetico le tappe fondamentali dello sviluppo di questa straordinaria bevanda, nella certezza che la conoscenza, seppure superficiale, di questo cammino ci permetta di apprezzare e capire meglio il vino di oggi.
Nei tempi antichi
La storia del vino muove i primi passi in oriente, nella culla della civiltà. La Bibbia, nella Genesi, ci riferisce di Noè che appena uscito dall’arca pianta una vigna e ne ottiene vino, fornendoci testimonianza del fatto che le tecniche enologiche erano ben conosiute già in epoca prediluviana.
Gli Egiziani furono maestri e depositari di tali tecniche. Con la cura e la precisione che li distingueva, tenevano registrazioni accurate di tutte le fasi del processo produttivo, dal lavoro in vigna alla conservazione. Ne abbiamo testimonianza dai numerosi geroglifici che rappresentano con qrande ricchezza di particolari come si produceva il vino dei faraoni. Paradossalmente possiamo dire di sapere tutto e niente del loro vino, ovvero sappiamo come lo facevano ma non possiamo purtroppo sapere che sapore avesse!
Attraversi i Greci e i Fenici il vino entrò in Europa. I poemi omerici testimoniano ampiamente la presenza e l’importanza del vino: a Polifemo, ad esempio, viene propinato puro un vino che secondo le usanze dell’epoca veniva diluito con 16 parti di acqua! A quel tempo il vino si diffuse proprio in terre come l’Italia, la Francia e la Spagna che ne sarebbero diventate la patria.
All’epoca dell’Impero Romano la viticoltura si diffuse enormemente, raggiungendo l’Europa settentrionale. I più celebri scrittori non lesinavano inchiostro per elargire i propri giudizi e decantare le virtù dei vini a loro più graditi. Si scrisse tanto sul vino che oggi non è difficile ricostruire una mappa vinicola della penisola al tempo dei Cesari. Le tecniche vitivinicole conobbero in quei secoli notevole sviluppo: a differenza dei Greci, che conservavano il vino in anfore di terracotta, i Romani cominciarono a usare barili in legno e bottiglie di vetro, introducendo, o quantomeno enfatizzando, il concetto di “annata” e “invecchiamento”. Fu a partire dal secondo secolo che si cominciò a dare importanza alla coltivazione della vite in Borgogna, nella Loira e nella Champagne.
Nel Medioevo
Nei secoli bui del Medioevo il potere assoluto della Chiesa influì fortemente sullo sviluppo della vitivinicoltura, così come sullo sviluppo di ogni altro campo della vita sociale e artistica. Il vino, ma soprattutto il buon vino, era ancor più sinonimo di ricchezza e prestigio e l’eccellere nella produzione di qualità divenne per alcuni ordini ecclesiastici quasi una ragione di vita. I Benedettini, diffusi in tutta Europa, erano famosi per il loro vino e per il consumo non proprio moderato che ne facevano.
Quando Bernardo, ex monaco benedettino, fondò nel 1112 l’ordine dei Cistercensi, fu dato ulteriore impulso al tentativo di produrre vini di alta qualità specialmente in Borgogna, obiettivo alimentato anche dalla forte competizione tra le abazie.
Intanto Bordeaux fa storia a sè, dominata non dal potere ecclesiastico ma da interessi commerciali con l’Inghilterra, sempre più interessata al suo claret o chiaretto. Questo legame vinicolo tra Francia e Inghilterra, nonostante qualche peripezia, è destinato a durare nei secoli.
Si comincia a delineare fortemente in questi secoli il ruolo centrale della Francia nella produzione di grandi vini, ruolo che soltanto negli ultimi decenni ha cominciato a conoscere degni antagonisti, fra i quali l’Italia.

TUTTI I LIQUORI

BRANDY E COGNAC

LIQUORI DOLCI

VODKA

AMARI

CACHACA E CALVADOS

RUM

WHISKY

APERITIVI E BITTER

GIN

TEQUILA E SAKè

ARMAGNAC E ASSENZIO

GRAPPE

VERMUTH

TUTTI I PRODOTTI

PRODOTTI A BASE DI CARNE

SALSE

AROMI E COLORANTI

ITTICI

SENAPI

BEVANDE

SALATINI

CONSERVE VEGETALI

BISCOTTI E PANIFICATI

SALI

See more premium WordPress themes by TommusRhodus